Monte Prena
per la Via dei Laghetti
discesa per la Via Adelelmo Brancadoro
Nota1:
La via di salita è caratterizzata dalla presenza di numerose pozze d’acqua trasparenti che si sono formate dallo scioglimento delle nevi e dalle piogge e per questo prende il nome di Via dei Laghetti. La via di discesa è dedicata al Capitano degli Alpini Adelelmo Brancadoro, Medaglia d’Argento al Valor Militare. Programmare l’escursione in condizioni atmosferiche eccellenti, in caso di pioggia o temporale il percorso diventa molto pericoloso a causa della discesa d’acqua. Questa escursione è una via di mezzo tra escursionismo e alpinismo, i passaggi che sono facili per un rocciatore diventano difficili e insuperabili per normali camminatori, per questo motivo farsi accompagnare da una Guida Alpina. L’ambiente è selvaggio, arido e assolato, si girovaga tra enormi pinnacoli e gendarmi. I tempi di ascesa e discesa sotto riportati sono per comuni escursionisti che hanno bisogno di essere assicurati con la corda sui passaggi più delicati ed esposti. Le due vie sono segnate molto bene con bandierine di vernice giallo-rosso.
Escursione effettuata con il Grandissimo Appenninista Giuseppe D’Annunzio - Traccia GPX (vedi Nota2).
Tempo di salita (per esperti senza utilizzo di protezioni): 4,30 ore.
Tempo di salita attrezzando i punti più difficili: 6 ore - ascesa 1000 m - Km 8
Tempo di discesa per la Via Brancadoro: 5 ore
Fare riferimento alla cartina: PARCO NAZIONALE GRAN SASSO-LAGA - Club Alpino Italiano - Sezione dell’Aquila - Carta dei sentieri, scala 1:25000 - SELCA - Firenze
Nota2:
la Traccia GPX è quella effettivamente registrata dallo strumento ma essendo il percorso alpinistico è puramente indicativa. Non si può pretendere che sia precisa perchè le gole risalite e discese sono strette e la via è stata registrata con l'aiuto di pochi satelliti. Non fare affidamento alla traccia ma affidarsi esclusivamente alla propria esperienza.
altre escursioni:
Monte Prena-La Cimetta-Cima Pisciarellone: dal Km 48 della SR17bis Assergi-Castel del Monte
Percorso auto:
Da Assergi si prende la Strada Statale della Funivia del Gran Sasso d’Italia 17bis, superato il centro turistico di Fonte Cerreto (stazione inferiore della funivia) si prosegue per Campo Imperatore. Al bivio dopo 17 chilometri da Fonte Cerreto trascurare la strada di sinistra che porta all’Albergo di Campo Imperatore e proseguire dritti sul grande altopiano erboso. Percorsi altri 3,5 chilometri si lascia a destra la strada asfaltata che porta a Santo Stefano di Sessanio e si prosegue ancora dritti per 1 chilometro per parcheggiare su un largo spiazzo a destra, quota 1567 m circa (21,5 chilometri da Fonte Cerreto).
Itinerario:
A piedi si continua a percorre la Strada Statale 17bis in direzione est per circa 500 metri fino a incontrare sulla sinistra una sterrata che attraversa Campo Imperatore in direzione Nord (1550 m). La prima cosa che si nota è un grande stazzo e la sterrata passa vicino pochi metri a sinistra. In estate qui sostano più di un migliaio di pecore e la prima cosa che viene da pensare e che bisogna affrontare i cani pastori.
Se si è abituati a questo tipo di incontri e se ci sono si affrontano, non bisogna dimostrare nessuna paura, non correre ma continuare a camminare lentamente e magari cercare di fare amicizia con il capo branco, una volta che capiscono che non sei un pericolo per il gregge, ti lasciano in pace. Se invece è una delle prime esperienze allora uscire dalla sterrata e aggirare lo stazzo a sinistra rimanendo il più lontano possibile.
Superato lo stazzo (1558 m) che si lascia a destra, si inizia ad aggirare a sinistra il rilievo tondeggiante del Monte Paradiso, seguendo sempre la traccia percorsa da jeep si passa accanto alla Fonte San Lorenzo (1657 m, asciutta), e si attraversa un piccolo avvallamento, Valle San Lorenzo. Si ruota attorno ad un secondo rilievo, le Veticole, e ci si avvicina sempre di più al letto di sedimenti alluvionali della Canala; infine si entra nel letto breccioso a quota 1800 m circa. Si percorre l’ultimo tratto su un impressionante canale di breccia e sabbia mentre le pareti rocciose si fanno sempre più vicine.
Si supera un manufatto in cemento, in corrispondenza del quale ci sono 2 pini, poco oltre si incontra un altro manufatto e si arriva alla base di un grande impluvio roccioso dove c’è la lapide, ben visibile, che indica l’inizio della Via Cieri, nei pressi ci sono briglie di grossi sassi e muri di cemento (1810 m, 1.15 ore). Lasciata la Cieri a sinistra si prosegue dritti (Nord-Est) per poche decine di metri. La segnaletica giallo-rossa che indica la Via dei Laghetti parte presso la piccola lapide, quota 1810 m, che ricorda due escursionisti morti sulla stessa via a causa di una pioggia torrenziale. Si sale in direzione Nord Nord-Ovest passando accanto ad un piccolo bottino; poco più in alto a destra scorre un ruscello. Salendo si incontrano le prime caratteristiche pozze d’acqua limpida.
Superato un canalino roccioso si arriva alla prima difficoltà, una paretina di quindici metri umida (III), quota 1870 m circa. Si prosegue tra grosse rocce accatastate e poi su un ripido pendio erboso. Si sale su una placca coricata e poi ancora un ripido canalino roccioso (continui passaggi di II e II+). Nel frattempo l’ambiente è maestoso e selvaggio, ci sono bizzarre forme rocciose e si incontrano piccoli laghetti d’acqua limpida.
Superata una placca liscia (passo di III) ai piedi della quale c’è una piccola grotta che può fungere da rifugio, quota 2015 m, si prosegue a salire tra massi fin sotto ad una seconda paretina di 15 metri (II e III). Oltre la paretina si passa in mezzo ad una fessura tra due massi e dentro a un buco. Si continua tra stretti e ripidi canalini rocciosi e poi tra larghi pendii erbosi e rocciosi; a quota 2125 m ci si imbatte in una piccola pozza (l’ultima) dove si può fare provvista d’acqua.
Ancora roccia coricata e si giunge presso un masso incastrato, quota 2160 m, si passa sotto. Si prosegue sempre tra stretti canali rocciosi fino a quota 2185 m dove la via piega decisamente a destra Nord-Est. Le difficoltà non sono finite, si prosegue su una lunga rampa formata da roccette, placche coricate e brecciose, con passi di I, II e II+ fino ad uscire su una forcella, quota 2360 m, della cresta sud est. Ci si affaccia d’incanto sul Monte Camicia e qui arriva da destra la Via Brancadoro. Per la dorsale e poi traversando su sfasciumi si raggiunge la visibile Croce di vetta ( 2561 m, 6 ore).
Stupendo il panorama sul teramano e il Mar Adriatico, su Campo Imperatore e i suoi “torrenti” di breccia, sulla Majella, Velino-Sirente, e il Corno Grande
In discesa si ritorna alla forcella di quota 2360 m dove si lascia la Via dei Laghetti che scende a destra e si prosegue in salita dritti. Appena aggirato sulla sinistra uno sperone roccioso si incontra la prima difficoltà, quota 2370 m: c’è da scendere una paretina di una quindicina di metri (III+) in corda doppia. Dall’altra parte si risale di qualche decina di metri e poi si continua a scendere passando dentro un piccolo canale-camino.
Ancora una salita su pietrai e roccia, tra enormi guglie e siamo alla seconda difficoltà (III), quota 2325 m: si deve aggirare e poi scendere un roccione tenendolo a destra; il passaggio è stretto, ripido e molto esposto, bisogna attrezzare il tratto. Superato l’ostacolo si continua a scendere “velocemente” dentro canali con sfasciumi e roccia. Siamo sempre circondati da guglie che hanno strane ed incredibili forme.
Si arriva così all’ultima difficoltà, quota 2260 m: il caratteristico, lungo e stretto, canale-camino che si supera passandoci dentro (II e II+). Fuori dalle difficoltà si prosegue a scendere passando su roccette e sfasciumi guidati dalle bandierine di vernice fino all’attacco della via dove c’è una lapide, quota 2025 m, che ricorda che la Via è dedicata al Capitano degli Alpini Adelelmo Brancadoro, Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Si scende ancora puntando alla sella che separa la Fornaca a sinistra (est) dalla Canala a destra (ovest), quota 1970 m. Da qui conviene salire in direzione Sud sulla Cima delle Veticole, quota 2044 m (ottimo il panorama sulle guglie appena percorse) e scendere lungo la dorsale Sud Sud-Ovest tenendo come riferimento, in basso a destra, La Canala ed una sterrata che gli passa vicino. Raggiunto il piano, si riprende il percorso di salita e si ritorna all’auto.
cartina 1-4
cartina 2-4 (particolare)
cartina 3-4 (particolare)
cartina 4-4 (particolare)
grafico altimetrico
001 - la testa della Canala…Si supera un manufatto in cemento che si trova in alto a sinistra,
in corrispondenza del quale ci sono due alberi di pino…
002 - …poco oltre si incontra un’altra costruzione…
003 - …base di un grande compluvio roccioso…
004 – la base di partenza della Via Cieri
005 - …piccola lapide, quota 1810 m, che ricorda due escursionisti morti sulla stessa via (Via dei Laghetti) a causa
di una pioggia torrenziale…
006 - …Si sale in direzione Nord-Nord-Ovest passando accanto ad un piccolo bottino; poco più in alto a destra
scorre un ruscello…
007 - …Si risale un canalino roccioso…
008 - prima pozza d’acqua limpida
009 - ancora roccia
010 - la prima paretina (umida) di 15 metri da superare
011 - Giuseppe D’annunzio in azione
012 - ora si sale con l’aiuto della corda
013 - sopra la paretina, un altro laghetto cristallino
014 - superamento di gradini rocciosi
015 - un prato scosceso
016 - ambiente maestoso
017 - un’altra bella e “profonda” pozza
018 - la Via dei Laghetti prende il nome da queste pozze di acqua cristallina
019 - i laghetti collegati da un rivolo d’acqua
020 - uno sguardo verso il Monte Bolza
021 - un laghetto
022 - ancora rocce da scalare
023 - una piccola grotta, potrebbe essere utile in caso d’emergenza
024 - rocce verticali
025 - una strettoia
026 - il Monte Bolza visto dalla Via dei Laghetti
027 - un canalino misto, pietraio ed erba
028 - il torrione dove passa la Via Cieri
029 - si fa rifornimento d’acqua, l’ultimo laghetto incontrato
030 - roccia-roccia-roccia (anche se coricata)
031 - pinnacoli con forme bizzarre
032 - roccia, pietraio e prato scosceso
033 - uno sguardo verso la Majella nascosta da un po’ di foschia
034 - un masso incastrato
035 - l’ultima neve
036 - roccia da risalire sempre con attenzione
037 - un gendarme da raggiungere
038 - da qualche minuto abbiamo cambiato direzione; da Nord-Nord-Ovest abbiamo girato a destra, Nord-Est
039 - una strana figura ed il Monte Bolza
040 - la forcella da raggiungere, 2360 m
041 - sulla forcella, il Monte Camicia, il Vado di Ferruccio ed il Mare
042 - il punto di incontro della Via dei Laghetti con la Via Brancadoro, la forcella di quota 2360 m
043 - altre 200 metri di quota da risalire per la vetta del Monte Prena
044 - ancora uno sguardo sul Monte Camicia
045 - la Croce del Monte Prena
046 - sul Monte Prena 2561 m
047 - sul Monte Prena con Iuri Di Benedetto che con i suoi amici sta percorrendo il Centenario
048 - la Via Brancadoro, la prima difficoltà
049 - uno sguardo verso il Monte Camicia dalla Via Brancadoro
050 - superamento della prima difficoltà, con una calata in doppia
051 - una vecchia corda fissa da non utilizzare
052 - un canalino da percorrere in discesa
053 - saliscendi tra gendarmi
054 - uno sguardo verso Campo Imperatore
055 - un altro passaggio molto esposto
056 - chi ha messo i massi li sopra?
057 - uno sguardo verso il Monte Bolza
058 - tra torrioni e il Monte Camicia
059 - una stella alpina
060 - verso il caratteristico canale-camino
061 - l’imbocco del canale-camino
062 - dentro al canale-camino
063 - una tartaruga
064 - un torrione ed il Monte Camicia
065 - la Cima delle Veticole ed il Monte Bolza
066 - la Cima delle Veticole ed un caratteristico gendarme
067 - l’inizio della Via Adelelmo Brancadoro
068 - sulla Cima delle Veticole
069 - Campo Imperatore al tramonto